Come spiccioli di mancia qui sul tavolo di un bar,
come pillole d'angoscia prima di cambiar città,
questi vecchi creditori che mi inseguono, oramai,
da trentotto calendari, li conosco:
sono i miei errori, che non rifarei,
li ho pagati cari, come oggetti rari,
e ora sono i miei, ora sono i miei.
E finché non ci sbatti i denti sul cemento di un addio,
finché non si fanno i conti, usi l'arte del rinvio,
ma in un mondo che misura con il metro la virtù,
preferisco la paura, preferisco
chi fa più errori, come ha fatto Iddio,
che ci ha fatto uguali, ma di quattro colori,
tu dimmi qual è il mio.
Chi non ammette errori, dopo non si sa
che non faccia guerre, che non faccia orrori
che il mondo pagherà...
Ho avuto sogni, falsi miti, soldi spesi in un falò,
ma i miei errori preferiti sono quelli che farò.
I miei errori, se permetti, son profondi cazzi miei
e tu ragazza con i tuoi confetti forse resterai,
resterai qui
a sognare errori per l'eternità,
a picchiare i muri, per venirne fuori
da questa realtà.
Adesso sono pari e tutto quel che ho [Adesso sono pari...]
sono i miei errori, quelli fatti ieri
e quelli che farò, quelli che farò.
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